Secondo me il problema é che la gente si aspetta che chi occupa certi ruoli sia infallibile. E chi li occupa spesso si convince di esserlo.
Il fatto é che infallibile davvero non lo é nessuno. In generale non lo é nessuno, ma ci sono ambiti in cui il livello di conoscenza raggiunto dall'umanitá in generale é piuttosto basso e in quegli ambiti non solo non si puó essere infallibili, ma neanche avvicinarsi ad una prestazione per cosí dire "media".
Mi vengono in mente queste cose pensando a questa vicenda di Giampaolo Giuliani che ha previsto il terremoto in Abruzzo e Bertolaso che non lo é stato a sentire.
Da una parte cosa avrebbe potuto fare? Evacuare un'intera regione? E per quanto?
Dall'altra quello che ha fatto (cioé niente si direbbe) non era nemmeno la soluzione migliore, almeno col senno di poi.
Purtroppo quello che avrebbe dovuto fare probabilmente non poteva farlo per via del ruolo (e di quello che la gente si aspetta da questo ruolo). Avrebbe dovuto fare un'ammissione di non infallibilitá. Avrebbe dovuto dire: "Signori, la situazione é questa, c'é un allarme di cui non possiamo essere sicuri. Chi non vuole assolutamente rischiare viene accolto al sicuro, gli altri facciano attenzione, si tengano pronti al peggio. E se poi non succede niente meglio cosí, e abbiate pazienza"
E comunque un giro por verificare quali erano gli edifici piú a rischio forse lo si poteva fare. Ora si parla di ricostruzione, ma intanto identificarli gli edifici a rischio forse permetterebbe di evacuarli nei periodi di preallarme.
martedì 7 aprile 2009
sabato 28 marzo 2009
Farfalle gialle
Diceva che chi vede una farfalla gialla non muore nell'anno in cui l'ha vista.
Quest'anno una "farfala giauna" era riuscito a vederla, e non è stato facile, visto che ultimamente alzarsi dal letto era una pena, ma comunque non ha funzionato: Ivo ci ha lasciati.
Pare che sviluppiamo delle parti di cervello specifiche per le relazioni con le persone a noi più vicine. Quelle che ho sviluppato per Ivo adesso sono lì, che si esercitano coi ricordi, ma sanno già che tra un po' moriranno anche loro. Quello che resta è la sensazione di aver avuto la fortuna di conoscere una persona eccezionale.
Se mai la parola saggio può essere attribuita a qualcuno, questo era Ivo. Una saggezza fatta di piccole cose: di senso della misura, della capacità di vedere i problemi degli altri ma intervenire solo quando era opportuno, di senso dell'umorismo, di amore per la compagnia, per la terra, per il cibo e il vino, per i figli e i nipoti e per le piccole soddisfazioni che rendono la vita degna di essere vissuta.
Si è ammalato un anno e mezzo fa, i dottori gli avevano dato sei mesi e direi che li ha fregati abbastanza. In questo periodo sembrava che la sua unica preoccupazione fosse di non essere di peso, di non spaventare i famigliari. Era lui a confortare noi, e non viceversa.
Ieri è partito per il suo ultimo viaggio. Sono venuti a prenderlo "cul Mercedes" come diceva lui, da oggi riposerà vicino a Rita.
Ciao Ivo, dalle un bacione anche da parte nostra.
giovedì 26 febbraio 2009
Sisifo
Stamattina ero in palestra che trottavo da fermo su una macchina. Proprio davanti a me una ragazza filippina puliva i vetri.
Ho pensato che probabilmente stava facendo fuori piú calorie di me, per di piú facendo una cosa meno noiosa ... e la pagavano pure, invece di dover pagare (anche piuttosto caro) come nel mio caso.
Mi son sentito un po' scemo...
giovedì 4 dicembre 2008
La mia chiesa è differente
Mercoledì scorso, 27 Novembre, ero una delle tante persone che hanno affollato il duomo di Genova per la prima di una serie di tre serate organizzata dal vescovo Angelo Bagnasco sul tema della laicitá.
Una presentazione e brevissima sintesi degli interventi si trova qui.
I due relatori D'Agostino e Galli della Loggia hanno affrontato il tema in modo sicuramente interessante, ma decisamente accademico, e questo é stato per me fonte di delusione. Sono convinto che la laicitá (o meglio la sua mancanza: il fondamentalismo) sia un grande problema della chiesa di oggi. Mi aspettavo si affrontasse l'argomento con l'urgenza che merita, ma cosí non é stato.
La laicitá é una membrana tra due mondi, la chiesa da una parte e la societá civile dall'altro.
E' una membrana che assume colori diversi a seconda della parte da cui la si guarda, ma per parlarne forse bisogna prima chiarire cosa si intende per chiesa: la gerarchia, l'istituzione o i “due o piú di noi” riuniti in Suo nome ? Perché ho paura che siano due cose ben diverse.
Se si intende come chiesa l'istituzione penso si sia portati a considerare la laicitá come “quello che impedisce a quegli altri di minacciarci”. Laicitá significa che i laici (cioé gli altri) devono evitare di invadere il campo religioso (cioé il nostro), mentre noi siamo liberi (autorizzati dalla nostra fede) a fare qualsiasi cosa per promuovere il nostro pensiero nel mondo fuori, compreso (anzi sopprattutto con) l'uso di risorse economiche e le manovre di lobbying per promuovere leggi allineate al nostro credo.
Se intendiamo chiesa come comunitá di persone che pregano, forse il problema non si pone neppure. Queste persone non si sognerebbero mai di imporre le loro idee per legge, saprebbero che la fede parla alle coscienze, parteciperebbero come singoli, assieme a non credenti di buona volontá alla vita politica, non come gruppo di potere religioso.
Dall'esterno della membrana la laicitá viene invece considerata “quello che puó limitare le ingerenze di quelli dentro”. E ne hanno ben motivo di voler porre limiti alla chiesa quelli che la vedono come una lobby economico/politica che vuole imporre precetti incomprensibili che riguardano la sessualitá e la fine della vita. Quelli che notano i privilegi economici (l'8 per mille, l'ICI). Quelli che notano la pedofilia e le manovre mafiose per occultarla. Quelli che notano l'oscurantismo, il freno alla ricerca, il pericolo alla salute pubblica dato dal boicottare la profilassi a fronte di una epidemia come l'AIDS.
Una chiesa che viene vista in questo modo dall'esterno che messaggio dá, che speranza ha di portare chi ancora non lo conosce a cogliere la bellezza del messaggio evangelico ?
Una chiesa che pretende che i suoi dettami diventino leggi dello stato che speranza ha di parlare al cuore degli uomini ?
Parteciperó anche ai prossimi incontri perché, come ho detto, gli interventi sono comunque stati interessanti, ma temo che la chiesa stia perdendo una buona occasione per affrontare un problema davvero serio.
sabato 29 novembre 2008
250 km in 11 ore

Parto da Genova alle 14:30 alla volta di Ivrea. Normalmente ci metto un paio d'ore viaggiando tranquillo. Prima di partire consulto il sito www.autostrade.it, non ci sono avvertimenti che riguardano la A26, guardo le webcam lungo il percorso: nevica, ma si vedono le macchine transitare, per cui parto.
Arrivati a Voltri vedo che bloccano i TIR, ma le macchine le lasciano entrare, bene, vado.
Il tratto che immaginavo più difficoltoso, quello del Turchino, non presenta difficoltà: si va piano, ma si va.
Poco prima di Alessandria la coda. Tutti fermi. Ascolto ISORADIO per sentire cosa è successo, ma di questa autostrada proprio non parlano. Divento però espertissimo dei problemi del raccordo anulare di Roma.
Continuo ad ascoltare ISORADIO e finalmente verso le 19:30 (sono ormai fermo da più di quattro ore) una signorina ci informa giuliva che sono stati rimossi i blocchi per i mezzi pesanti sulla A26. Bene, penso, ci faranno compagnia in coda, ma del fatto (e del perchè) siamo fermi nessuna parola.
Siamo a 500 metri da un autogrill, molta gente si incammina a piedi e torna con vettovaglie e notizie. Fermo una signora che "I don't speak italian", che culo !.
Sfoggio un po' di Albionese e mi dice che le hanno detto che dovremo passare la notte in macchina perché ci sono due TIR di traverso.
Vedo un movimento strano nello specchietto, esco dalla macchina e c'è un marocchino che sta pisciando sul guardrail (mi rendo conto che con la tunica è difficile). Imbarazzato rientro in macchina senza dire niente, cosa si dice a uno che piscia dietro la tua macchina ?
Verso le otto e un quarto passa uno spazzaneve che libera la corsia di emergenza. Esco dall' auto e vado a vedere, molti altri escono. Lo spazzaneve ha buttato la neve verso l'interno, per cui ha creato un cumulo tra noi e la corsia d'emergenza. Il marocchino (ormai c'è un'intimità) mi propone di provare a fare un varco tutti insieme, togliendo un po' di neve ciascuno, in modo da poter imboccare la corsia d'emergenza. Provo a spiegargli che quella corsia servirà ai mezzi di soccorso, ma non devo averlo convinto perché vedo che propone la cosa ad altri. Purtroppo molti altri hanno avuto la stessa idea, vedo parecchi varchi aprirsi e molte auto buttarsi sulla corsia libera: ovviamente in pochi minuti sono tutti fermi di nuovo, e per la corsia di emergenza serve ora uno spala macchine.
Finalmente ad ISORADIO si rendono conto che ci sono problemi sulla A26 (e anche sulla A21). Sento un responsabile di autostrade dire che è tutto il giorno che lottano con la neve, che ci sono 300 mezzi fuori (uno l'ho visto, devo riconoscere), ma le persone devono fare i turni (quindi c'è qualche mezzo fuori da solo ... ) e che loro comunque avevano avvertito di non uscire se non in caso di assoluta necessità. Probabilmente avevano avvertito attraverso ISORADIO (che puoi sentire solo quando sull'autostrada già ci sei !). Se io volessi veramente dare un'avvertimento del genere, per prima cosa lo scriverei sul sito di autostrade, e poi affiggerei dei cartelli ai caselli, magari prima, permettendo alla gente di tornare indietro (ma forse era troppo semplice).
Vengo a sapere che per chi viene da Genova e va verso nord è obbligatorio uscire sulla A21, contemporaneamente dicono che sulla A21 ci sono 19 Km di coda ad Asti. Bene, penso.
Si riparte verso le otto e mezzo, grande. Si viaggia in prima. Arrivo al bivio con la A21 ma nessuno obbliga a uscire. Non mi preoccupo: in fondo ISORADIO ha dimostrato di venire a sapere le cose con quattro ore di ritardo, immagino abbiano tolto il blocco. Vado avanti.
Mezz'ora dopo (in prima, a 5 km all'ora significa un paio di chilometri) siamo di nuovo fermi.

Ormai è buio da un pezzo. Un signore anziano si mette a cagare praticamente davanti a tutti, si scusa dicendo che non ne può più. Un'ora dopo arriva la protezione civile con coperte e te caldo (tiepido in effetti e non zuccherato). A me le coperte non le danno, sono per bimbi e anziani, sto morendo di freddo (non oso tenere acceso troppo a lungo il motore, non sapendo per quanto ne avremo).
ISORADIO dice che sulla A21 a Villanova d'Asti bisogna uscire dall'autostrada.
Verso le undici e mezza si riparte, sempre in prima, sempre ai cinque all'ora. Dopo mezz'ora troviamo due poliziotti che bloccano il traffico, ad ognuno fanno scegliere se proseguire ("ma più avanti c'è ancora coda") o fare inversione a U (hanno aperto un varco tra le due direzioni di marcia) e tornare indietro. Non sanno consigliarmi come arrivare a Ivrea, dicono di uscire ad Alessandria e poi arrangiarmi.
Torno indietro, prendo la A21 e passo da Torino. Su ISORADIO il signore di prima (quelllo dei 300 mezzi) dice che sulla A26 ne avranno ancora per un paio d'ore: mi dico che ho fatto bene.
Ovviamente ad Asti non c'è coda e anche a Villanova è tutto tranquillo.
Al casello scelgo istintivamente quello per le carte, la macchinetta ci pensa un po' e poi mi dice di non uscire dalla macchina e che il tempo di percorrenza è eccessivo ! Le programmano anche per prenderti in giro ? Per un attimo immagino che in questi casi non facciano pagare il biglietto: illuso, la macchina macina un altro po' e spara il totale ...
All'una e venti arrivo a Ivrea.
Immagino che non potrò mai sapere il nome del responsabile di questa disorganizzazione, ma quello che parlava alla radio mi sembra un buon candidato.
A parte organizzarsi un po' meglio almeno per informare, quando succedono queste cose dovrebbero:
1. chiudere il tratto di autostrada intasato,
2. far arrivare due macchina della polizia in coda,
3. i poliziotti di una delle due fanno inversione e si incamminano lentamente per dove sono venuti,
4. quelli dell'altra scendono e cominciano a far fare a tutti inversione di marcia e seguire la prima macchina verso l'uscita più vicina
5. in poco tempo l'autostrada è libera, possono passare i mezzi di soccorso, rimuovere l'ostacolo e si riapre
... sembra lunga ma sono pronto a scommettere che ci vogliono meno di 11 ore.
mercoledì 16 aprile 2008
Mamma ho riperso le elezioni
Non che sia una novitá: le ho praticamente sempre perse (nonostante partecipi a questo gioco da 34 anni).
É che uno ci spera sempre. Prima delle elezioni ti sembra cosí evidente che i buoni sono buoni e i cattivi cosí cattivi, ma cosí cattivi ...
E invece devi poi renderti conto che la maggior parte degli italiani tende a non vedere le cose come le vedi tu.
Le persone che ho intorno (che in genere la pensano come me) a questo punto parlano di italiani decerebrati. É una tentazione, ma credo sia meglio non cedervi. E poi non é vero: credo ci siano persone intelligenti che semplicemente hanno accumulato, nel corso della loro vita, filtri culturali diversi, automatismi diversi dai nostri, e sono questi filtri e automatismi a decidere (anche nel nostro caso).
Insomma la razionalitá non c'entra niente. Tanto piú se la questione assume connotati da tifo calcistico.
E qui vengo al punto: il primo problema sono proprio quel perso e quel vinto. Credo andrebbero eliminati.
É anche un problema linguistico: le parole che usiamo (anche per abitudine, senza farci caso) influenzano i nostri pensieri. Non ci dovrebbe essere nessuno che vince o perde in un'elezione: stiamo applicando la nostra intelligenza collettiva alla risoluzione di un problema: scegliere i migliori amministratori del paese per i prossimi cinque anni.
Detto questo resto preoccupato per la tendenza (dimostrata nelle occasioni precedenti) di chi ha vinto a non tenere nella giusta considerazione l'importanza di ridurre il debito pubblico, e per tante altre cose che se ci penso mi intristiscono (eh sí: predico bene e razzolo male).
Ma voglio chiudere con una nota positiva: queste votazioni hanno prodotto una riduzione del numero di partiti, e questo mi sembra positivo. Io condivido molte delle istanze dell'estrema sinistra, dei verdi e dei socialisti, ma credo che le idee debbano arrivare in parlamento solo quando sono condivise da una maggioranza forte e abbiano quindi una concreta possibilitá di tramutarsi in leggi. Prima di allora sono altri gli spazi in cui bisogna lavorare: non ultimo internet.
É che uno ci spera sempre. Prima delle elezioni ti sembra cosí evidente che i buoni sono buoni e i cattivi cosí cattivi, ma cosí cattivi ...
E invece devi poi renderti conto che la maggior parte degli italiani tende a non vedere le cose come le vedi tu.
Le persone che ho intorno (che in genere la pensano come me) a questo punto parlano di italiani decerebrati. É una tentazione, ma credo sia meglio non cedervi. E poi non é vero: credo ci siano persone intelligenti che semplicemente hanno accumulato, nel corso della loro vita, filtri culturali diversi, automatismi diversi dai nostri, e sono questi filtri e automatismi a decidere (anche nel nostro caso).
Insomma la razionalitá non c'entra niente. Tanto piú se la questione assume connotati da tifo calcistico.
E qui vengo al punto: il primo problema sono proprio quel perso e quel vinto. Credo andrebbero eliminati.
É anche un problema linguistico: le parole che usiamo (anche per abitudine, senza farci caso) influenzano i nostri pensieri. Non ci dovrebbe essere nessuno che vince o perde in un'elezione: stiamo applicando la nostra intelligenza collettiva alla risoluzione di un problema: scegliere i migliori amministratori del paese per i prossimi cinque anni.
Detto questo resto preoccupato per la tendenza (dimostrata nelle occasioni precedenti) di chi ha vinto a non tenere nella giusta considerazione l'importanza di ridurre il debito pubblico, e per tante altre cose che se ci penso mi intristiscono (eh sí: predico bene e razzolo male).
Ma voglio chiudere con una nota positiva: queste votazioni hanno prodotto una riduzione del numero di partiti, e questo mi sembra positivo. Io condivido molte delle istanze dell'estrema sinistra, dei verdi e dei socialisti, ma credo che le idee debbano arrivare in parlamento solo quando sono condivise da una maggioranza forte e abbiano quindi una concreta possibilitá di tramutarsi in leggi. Prima di allora sono altri gli spazi in cui bisogna lavorare: non ultimo internet.
venerdì 11 aprile 2008
La lezione di vita del Roundabout
Le hanno messe da tutte le parti, ma gli italiani non le sanno usare, le rotonde.
Ai miei tempi a scuola guida non se ne parlava, non c'erano o erano veramente poco frequenti.
Le rotonde hanno delle regole:
- Chi entra deve dare la precedenza a chi c'é giá
- In quelle a piú corsie chi occupa una corsia interna ha la precedenza su chi arriva da una corsia esterna
- In quelle a piú corsie chi si sposta da una corsia interna a una esterna ha la precedenza
- Bisogna segnalare con le frecce l'intenzione di cambiare corsia o uscire
... ma qui da noi pochi sembrano conoscerle.
Il risultato, sará anche che spesso le hanno fatte in posti troppo angusti, é che spesso l'automobilista le affronta senza neanche accennare una curva, le trapassa come non ci fossero, e se intanto qualcuno le imbocca in una direzione ortogonale sembra di assistere, guardando dall'esterno a quegli spezzoni delle comiche, proiettati a velocitá accelerata in cui si vedono flussi esagerati di macchine che affrontano un incrocio in tutti i sensi, magicamente senza scontrarsi.
Eh sí! Questo é il punto: non si scontrano. Non so quanti incidenti su rotonde avete visto voi negli ultimi mesi. Io nessuno.
Eppure, quando c'é traffico, sono una vera corrida.
Questo mi fa pensare che riescano per qualche motivo a tirare fuori il meglio di noi: l'atteggiamento con cui le affrontiamo é il giusto equilibrio tra difesa dei nostri diritti e rispetto di quelli dell'altro.
Ci guardiamo, io e l'altro che contende con me quei pochi metri di strada, e prendiamo una decisione. Nell'interesse di entrambi (e di quelli che stanno dietra a me e a te) chi é meglio che passi ? Decidiamo che passi tu. Ok, io rallento e tu vai.
In qualche modo ci siamo istantaneamente comunicati il risultato di questa decisione? O abbiamo magicamente preso la stessa?
Che bello sarebbe poter risolvere cosí tutte le negoziazioni, le contese della vita.
Ma ci pensate se uno affrontasse le rotonde con pensieri tipo:
"siccome ieri tu non mi hai dato la precedenza (o non l'hai data al mio amico) oggi non ti faccio passare"
"siccome mi sento diminuito se lascio passare te ... " (ok, questo succede !)
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